Nonostante tutto i giornali resistono. Ed anche bene. L’ultima ricerca Audipress – un po’ a sorpresa, in verità – testimonia come la lettura della stampa sia sempre fortemente presente nelle abitudini mediatiche degli italiani. C’è in altre parole – questo è il dato più incoraggiante – una diffusa esigenza di fruire di contenuti professionali. Un trend che tradotto “in soldoni” significa incremento delle quote di lettori ad alta frequenza e consolidamento delle abitudini di acquisto della copia letta. Secondo i nuovi dati Audipress, l’81,4% della popolazione italiana (14 anni e oltre) negli ultimi 30 giorni si è informata leggendo almeno un titolo stampa, quotidiana e/o periodica, attraverso il supporto cartaceo e/o digitale. I quotidiani superano 26 milioni di letture ogni giorno (per 17.367.000 lettori), mentre nel comparto periodici, ogni settimana si raggiungono quasi 25 milioni di letture per le testate settimanali (per 14.990.000 lettori) e ogni mese si superano i 24 milioni di letture anche per le testate mensili (per 13.642.000 lettori).  Questi numeri  sono forniti dall’Audipress grazie a ben 56.141 interviste personali su un campione rappresentativo della popolazione italiana, condotte con il sistema “CAPI Doppio Schermo”, lungo un calendario di rilevazione (Doxa e Ipsos) di 37 settimane complessive, dal 4 aprile 2016 al 26 marzo 2017. Ma torniamo al dato principale: la stoica “resistenza” della, cara, vecchia stampa, data per spacciata solo qualche anno fa nella competizione con i rampanti nuovi mezzi d’informazione rispetto ai quali sembrava non avere alcuna arma efficace. Il dato – a ben guardare – mostra uno dei principali problemi del giornalismo in generale e del nuovo giornalismo in particolare, fatto da notizie provenienti da ogni dove e in ogni formato: l’affidabilità dei contenuti trattati e quindi l’autorevolezza delle fonti. Oggi, in altre parole, circola – come non s’è mai verificato in altra epoca – tantissima informazione, ma – sovente- questo enorme flusso viene considerato di “cattiva qualità”, in gran parte inattendibile. Ciò determina una sorta di automatico ritorno a strumenti di comunicazione, certamente più vecchi – molto meno performanti – ma considerati nettamente più affidabili. Una buona notizia- di riflesso – anche per i giornalisti, categoria professionale, assediata negli ultimi anni  da diverse forme di abusivismo, che rimane il principale attore del processo di diffusione tradizionale dell’informazione e che grazie a questi dati Audipress torna, seppur con molta cautela, a sorridere.

Francesco Montemurro