“La pubblicazione di una trascrizione delle dichiarazioni di una vittima di violenza, ancora di più se minorenne, è un reato punibile penalmente (art. 734 bis codice penale), oltre ad essere sanzionata dall’Ordine dei giornalisti”. Lo dice a Giornalistidazione.it Michele Partipilo, già  presidente dell’Ordine dei giornalisti della Puglia, nel 2007 eletto consigliere nazionale dell’Ordine ed è entrato a far parte del Comitato esecutivo con la delega alla formazione e alle scuole di giornalismo. Partilipo, come docente ha tenuto numerosi corsi e seminari per la formazione dei giornalisti occupandosi in particolar modo di diritto dell’informazione, deontologia e privacy, ed è autore di saggi e dispense riguardanti il diritto d’informazione e la deontologia.  “Il giornalista deve pubblicare una notizia quando è di interesse pubblico; in un fatto simile non riesco a ravvisare interesse pubblico che verrebbe ampiamente soddisfatto già con la notizia in sé, ma, piuttosto, mi sembra si tenda ad  appagare una certa voglia di morbosità”. Che succede ad un giornalista e ad un giornale che pubblica i contenuti così intimi? “Oltre, come dicevo, del reato penale, l’Ordine regionale ha il dovere di intervenire attivando il Collegio di Disciplina. Del resto, insieme alla formazione, quello del controllo sull’attività dei giornalisti circa il rispetto delle regole deontologiche, sono le due uniche cose che l’Ordine regionale ha il dovere di fare”.  Stessa cosa vale per le notizie di suicidio che si possono pubblicare “esclusivamente se c’è una ricaduta pubblica. Anche in questo caso l’Ordine regionale ha il dovere di sanzionare il giornalista, e può farlo in due modi: avvertimento e censura, quando non si mina la dignità ed il decoro dell’Ordine; quando ciò accade, invece, si può comminare una sospensione da 2 a 12 mesi, ma si può anche radiare”. Partipilo sarà presto in Calabria ospite di Giornalisti d’Azione.