Un solo albo per chi fa il giornalista, superando la divisione professionisti-pubblicisti. Uno dei temi più dibattuti è quello del superamento della storica divisione fra professionisti e pubblicisti. Molti di questi ultimi temono di essere penalizzati, ma non ci sarà alcun automatismo, tantomeno alcuna espulsione di chi lavora, di chi fa il giornalista spesso sottopagato e senza alcuna garanzia, ma frequentemente senza adeguata formazione sulle regole di una professione difficile nell’era dei social network e del citizen journalism. Se ne vedono i risultati soprattutto in rete, con violazioni gravi del diritto alla privacy e soprattutto notizie non adeguatamente verificate. Occorre lavorare a un Ordine dei giornalisti abilitati a svolgere la professione, nel quale entrino tutti gli attuali professionisti e tutti i pubblicisti attivi, ovviamente dopo aver seguito un corso di formazione. Ovviamente i pubblicisti con robusta anzianità (15 anni?) impegnati nel sistema dell’informazione in attività retribuite e non occasionali dovranno impegnarsi soltanto in un corso sulle regole deontologiche, sulle quali l’Ordine dovrà imperniare gran parte dell’attività di formazione permanente anche degli attuali professionisti, in difficoltà soprattutto su temi figli della globalizzazione dei quali si sono occupate negli anni scorsi le Carte di Roma, di Milano e di Firenze, per citarne alcune. Comunque non c’è alcuna ghigliottina alle porte: i pubblicisti che non intendessero transitare nell’elenco dei giornalisti abilitati alla professione, o che non superassero l’esame, resterebbero iscritti in un elenco speciale dei Pubblicisti che non procederà ad altre iscrizioni fino a suo naturale esaurimento. Intanto vanno regolarizzate le posizioni di quei colleghi, non sempre giovanissimi, costretti dalla mancata assunzione come praticanti a un precariato durissimo: finti pubblicisti, migliaia di giornaliste e giornalisti tengono in piedi per pochi euro a pezzo giornali, tivù, siti web e testate on line senza neppure il riconoscimento della loro attività di professionisti dell’informazione. Vincendo le resistenze di tanti, dobbiamo ottenere subito per loro la possibilità di accedere all’esame di Stato dopo un corso di formazione centrato soprattutto sulle regole deontologiche.